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MondialBook: la Newsletter di Mondial Assistance

Newsletter N° 11
Aprile 2010
In questo numero:
 
» La ricchezza culturale di Ginevra, fra passato e presente
 
» La natura incontaminata di Palmarola
 
» Scopriamo le soluzioni dell'ecodesign…
 
» Guida sicura e uso di farmaci
 
» MondialBook & YOU
 
 

Durevolezza, multifunzionalità, semplicità: tre virtù che appartengono agli oggetti sfornati dall’ecodesign e dalla sua progettualità alternativa, che fa della tematica ambientalista il perno su cui sviluppare tutte le fasi produttive − dall’ideazione all’acquisto dei materiali, dalla realizzazione vera e propria all’imballaggio, dal trasporto alla distribuzione, arrivando alla fruizione.

La legislazione italiana non ha ancora globalmente recepito tutte le norme relative a questa tipologia di produzione, mirata alla realizzazione di prodotti a basso impatto ambientale. Che, più precisamente, devono possedere il minor quantitativo possibile di componenti chimici e/o tossici, e la maggioranza, invece, di materiali derivanti da risorse biocompatibili e possibilmente locali, garantendo una funzionalità ottimale. L’oggetto, inoltre, tramite progettazione per macrocomponenti (che preferibilmente condividano la medesima durevolezza), e tramite la sua predisposizione all’aggiornabilità scalare e al disassemblaggio, risulta notevolmente ottimizzato dal punto di vista dell’aspettativa di vita.

Nato a metà degli anni Novanta, l’ecodesign ha evoluto notevolmente nel corso del tempo metodologia e strumentazioni: raffinando, ad esempio, i processi del design for disassembly, ed ampliando gli iniziali obiettivi − dalla inizialmente auspicata riduzione dell’impatto ambientale, sintetizzata nel concetto di ecoefficienza, infatti, l’orizzonte si è aperto verso un tipo di progettazione perfettamente integrata con l’ambiente di riferimento e ad esso ispirata anche nell’estetica, ed inoltre in grado di eliminare il rifiuto o di riconfigurarlo come input per una nuova catena energetica.

Assumendo necessariamente, in questo modo, valenza educativa nei confronti del consumatore, questa progettazione dall’animo green chiede all’ecodesigner di professionalizzarsi sempre di più, crescendo dal punto di vista della propria eco-alfabetizzazione.

Esplosi sul mercato europeo, ma ancora di nicchia in quello italiano, gli eco-prodotti vengono realizzati sempre più spesso a partire da materiali da riciclo: versatilissimo alluminio e vetro vengono utilizzati per confezionare pavimenti, mentre con l’acciaio si realizzano tavolini da salotto e componenti d’arredo di varia tipologia, e con plastica e cartone vari oggetti d’uso domestico e da ufficio.

Le innumerevoli e sorprendenti creazioni ecodesign comprendono anche ceramiche prodotte riutilizzando siringhe, flebo e fiale ospedaliere, e poi poltrone realizzate con scarti dell’industria dell’abbigliamento, ed ancora mattoni ottenuti mixando sabbia e polimeri plastici (vasetti di yogurt, bottiglie, contenitori alimentari…), che risultano maggiormente impermeabili di quelli classici.

Tra le novità più fresche ed originali del settore citiamo le trendissime eco-bag, adottate anche da griffe extra-lusso, biliardi agonistici convertibili in scrivanie, accessori in legno per dispositivi emettitori di anidride carbonica (come iPhone, o portatili), che questa risorsa naturale è in grado di assorbire nell’atmosfera; ancora − direttamente dall’universo eco-chic − accessori e bijou in poliestere riciclato, ma anche lampade in carta riciclata, legno e rame, e borse confezionate riutilizzando pneumatici delle automobili…Il mondo eco-tech, invece, ha attualmente in cantiere computer privi di materiali dannosi o inquinanti come il PVC e i BFR: già certificati da Greenpeace, questi nuovi strumenti abbinano ad una ottima efficienza di hardware una consistente riduzione di fabbisogno energetico (che risulta quasi dimezzato).

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